• Twitter
  • Facebook
  • Google+
  • RSS Feed

domenica 16 settembre 2012

Sellaronda Trail voi non aveta idea

34 commenti:
 

Non avete idea della bellezza che mi ha circondato in questo fantastico weekend. Dal viaggio con Matteo, neo amico che corre con il Runners Team Zanè, al pernottamento in un Garnì spettacolare gestito dalla famiglia del mulino bianco, alla gara e al mio duello con Charles Manson, al post gara dove, per la prima volta in vita mia ho vinto un premio nella lotteria finale (stessa sorte toccata al mio compagno di avventura Matteo, più avanti svelo il trucco).
La gara è stato ovviamente l'evento culmine di cotanta meraviglia.
Il Sellaronda Trail, giunto appena alla 2^ edizione, è un trail di 54 km e 3500 metri di dislivello positivo, e questo si sapeva.
Quello che non si sapeva, o meglio che non avevo considerato, era il fatto che il punto più basso si trovava in corrispondenza dei 1500 metri di Canezei mentre, altimetria GPS alla mano, ben 24 km del percorso si svolgevano oltre quota 2000 metri con due vette superiori ai 2300 metri e una terza che li sfiorava di molto poco.
Ad occhio e croce, la quota media si aggira attorno ai 1800/1900 metri. Tutto ciò, unito a delle discese assassine lungo le piste da sci e a delle salite che potete tranquillamente immaginare ha reso molto duro questo trail che rappresenta pur sempre la seconda distanza più lunga da me affrontata fin'ora.
Ma veniamo alla cronaca.
La partenza è prevista per le ore 6.00. La famiglia del mulino bianco ci prepara un thermos di acqua calda e tutto il necessaire per una colazione alle ore 4.30 del mattino.
Alle 5.15 siamo già in zona partenza. Siamo pronti e non vediamo l'ora di partire. Dopo una breve attesa giunge il momento di schierarsi nella zona del via. E' buio e fa freddo. Ci saranno 2/3 gradi. Opto per berretto e guanti e la giacca anti acqua da indossare sopra a due maglie.
Alle 6.00, puntuale, il via. Una bici segna la via ai primi della classe mentre il gregge segue ordinato. Lungo la via di Colfosco alcune torce accese segnano la strada. Un paio di km in leggera discesa e quindi si lascia l'abitato del paesino per cominciare con la prima salita lungo un sentiero. La destinazione dell'ascesa è il passo di Campolongo e quindi il Bec de Roces (2160 m.). Il tempismo della partenza è clamoroso. Una volta iniziato il sentiero ci si rende conto che la tenue luce dell'alba è sufficiente per capire dove si stanno mettendo i piedi. Tempo 15 minuti e l'illuminazione diventa perfetta.
La salita è bella bastarda, dopo i primi due km a favore, dove dalle retrovie mi sono portato avanti, comincio a subire i primi sorpassi. Ad un certo punto avverto il ticchettio regolare di due bastoncini che si avvicinano inesorabili. Li sento sempre più vicini ma non mi volto. Ad un certo punto, dopo un lungo inseguimento, il portatore dei bastoncini mi supera. E' un nano dal ghigno malefico e dalla barba nera che procede inesorabile lungo la salita. Pare non fare fatica. Io sono in giacca, lui è in maglietta di cotone, ai piedi delle scarpe A3. Lo osservo con invidia e non posso non notare la somiglianza con Charles Manson. Rabbrividisco, non solo per il freddo, e lo lascio andare.
Poco dopo la salita si fa ancora più dura. Lasciamo il sentiero per proseguire lungo il prato di una pista da sci. Non c'è una corsia di marcia per cui tutti si sparpagliano lungo quella che pare essere la traccia migliore. Io seguo quello che ho davanti a me e in qualche modo giungo a scollinare. Breve ristoro quindi si prosegue di nuovo salendo ancora un po'. Si raggiunge un punto panoramico poco distante dalla vetta. Qui lo spettacolo che mi accoglie è memorabile. Da un lato la Marmolada con il suo ghiacciaio rifornito di neve dopo l'ultima perturbazione. Poco più a Est il sole che sta finalmente superando lo schermo rappresentato dalle vette. Non posso evitare di fermarmi, estrarre il cellulare e sparare foto a raffica. Probabilmente sono nei primi 25 ma della posizione mi frega poco, voglio godermi il luogo in cui mi trovo.
Terminato il servizio fotografico comincia la discesa. Recupero alcune delle posizioni perse e nel primo tratto, più tecnico, mi diverto. Giunge poi una discesona lungo una pista da sci. La pendenza è tale che occorre frenare per non rotolare giù. I quadricipiti protestano per il peso che devono sostenere ma non c'è alternativa. Nel frattempo il sole ha cominciato a scaldare l'aria. Mi pare di aver caldo e quindi mi fermo e mi tolgo gli indumenti in esubero.
Giungo poi ad Arabba dove il termometro di una farmacia indica un torrido +4°. Un breve passaggio nel centro e quindi si sale di nuovo. Questa volta si deve giungere a Passo Pordoi e valicarlo per poi scendere verso Canezei. La salita, ancora una volta, è importante. Il fondo è buono e piuttosto semplice ma la pendenza non fa sconti. Superata quota 2000 metri tocca un'ultimo tratto ripidissimo, attrezzato con catene metalliche alle quali mi avvinghio per tirarmi su. Scollinata anche questa vetta si scende lungo un prato poco segnalato fino a giungere ad un nuovo ristoro. Mi fermo per una pausa di riflessione e per ricaricare lo stomaco con un po' di cioccolata quindi riparto. Di nuovo la strada precipita in giù dando un altro bel colpo ai muscoli delle gambe. L'ultimo tratto, prima di raggiungere l'abitato di Canezei, è particolarmente tosto. Più che scendere si frena. Davvero un bello stress per i quadricipiti.

A Canezei ci aspetta un altro ristoro e poi la salita al Passo Sella. Mi giunge dalla regia, a cura di Peo Filippi, un messaggio che mi informa che ad Arabba sono transitato in 45^ posizione. Poco male mi dico e proseguo lungo la via. Supero alcuni atleti e mi pare di andare bene. Dopo un po' una tizia, incontrata poco prima al ristoro a Passo Pordoi, mi affianca e quindi mi supera. Sto assieme a lei per un tratto e ci chiacchiero un poco. E' tedesca (bavarese) e mi dice di essere seconda nella classifica femminile. La incito un po' raccontandole cosa la aspetta da li all'arrivo. Mi ringrazia augurandosi di reggere fino alla fine e senza salutare se ne va con passo superiore. Io proseguo lungo la mulattiera a testa bassa. Mi fermo per indossare il cappellino poichè il sole ormai comincia a farsi sentire. In prossimità del passo si presentano tre belle vette, è il gruppo del Sassolungo. Tanto spettacolare che una sosta fotografica è d'obbligo.

Giunto al passo scherzo con alcuni ciclisti chiedendo loro quanto vogliono per portarmi a Selva di Val Gardena sul ferro della bici. Ricevo in risposta risate e un sacco di complimenti che fanno bene allo spirito. Quindi proseguo verso il rifornimento dove ordino Vino...niente da fare, Birra...niente da fare, sali...ci sono ma solo caldi. Vabbè, mi accontento della terza scelta e via di sali caldi. Una bella schifezza. Una volta ristorato proseguo verso valle. Ancora una volta si scende di brutto ma ormai so che è la penultima volta. Mi attende ancora una dura salita e poi sarà solo gloria verso l'arrivo. Mi giunge un secondo SMS da Peo, mi dice che a Canezei ero 44° ma con 7 atleti nel giro di 1 minuto. Quattro li ho superati in salita, meno la tedesca che ha superato me, dovrei essere 41°. Mentre ragiono giungo finalmente a valle. Un bel tratto abbastanza piatto mi accoglie e intravedo in lontananza un paio di atleti. Metto in moto il mio motore da pianura e con passi brevi ma frequenza alta macino metri su metri. Riprendo in poco tempo tre atleti che sopravanzo a velocità nettamente superiore. Quindi ne intravedo un quarto qualche centinaio di metri avanti a me. Piccola statura, maglietta bianca e barba scura, non c'è dubbio, ho ripreso Charles Manson. Supero anche lui e lo pianto li. Selva di Val Gardena si prospetta all'orizzonte. Passo lungo il centro della bella cittadina Gardenese e riagguanto altri due atleti. Nel breve tratto di falsopiano (2 km e mezzo) ho recuperato e distanziato 6 atleti. Il morale cresce e con buon piglio affronto l'ultima salita. C'è da issarsi fino ai 2300 metri di Danterpieces, 750 metri di dislivello. Mi armo di grinta e a testa bassa affronto il largo sentiero che porta fino in cima. Nonostante la stanchezza, la volontà di non farmi riprendere da chi ho alle spalle, mi fa accelerare il passo. Salgo di buona lena e ai tornanti controllo di non avere nessuno in vista dietro di me. Per un bel pezzo proseguo in solitaria poi, quando sono a quota 2000 metri, mi volto ad un tornante e scorgo la maglietta bianca e la barba nera. E' un incubo, ancora lui. Tornante dopo tornante il nano malefico si avvicina inesorabile. Quando il ticchettio dei bastoncini giunge alle mie orecchie so che ha completato la sua rimonta. Mi supera a 300 metri dalla vetta. Sono gli ultimi 300 metri di salita e somigliano grossomodo ad un trampolino di salto con gli sci. Da percorrere al contrario ovviamente. Io sono esausto e mi pianto. Non vado più su. Calo la testa fino a sfiorare con il naso la ghiaia ed un passo alla volta colmo la distanza. In quella breve distanza il mio rivale mi distanzia di un'ottantina di metri. Ma ormai è fatta, ho scollinato e il traguardo mi aspetta. Dopo un breve ristoro in vetta riparto con l'intenzione di riprendere Manson, lo becco subito dopo mentre prosegue lentissimo in discesa. Lo riagguanto subito e con fintissima sportività gli chiedo se ha bisogno di aiuto (in realtà gli sto augurando di ritirarsi). Mi risponde che è tutto ok ma che in discesa non va. Lo saluto e proseguo del mio passo.
Fingo freschezza, anche per ingannare me stesso, ma in realtà sono molto provato. I quadricipiti non ce la fanno più a sostenere la corsa e una vescica lungo le piante di entrambi i piedi mi fa traballare ad ogni appoggio. La discesa fino a Colfosco è una lenta agonia. Ma ormai è un conto alla rovescia. Alterno corsa a camminata fino a che manca veramente poco. Finalmente intravedo le case del paesino e in poco tempo imbocco il viale dell'arrivo. Giungo correndo, mi fermo poco prima del traguardo per un'ultima fotografia, quindi taglio la finish line al 31° posto in 7h 23' e 51".

Poco dopo di me giungerà anche Matteo in 7h e 47', felicissimo per aver tagliato il traguardo con più di due ore di anticipo rispetto a quanto preventivato alla vigilia. Fenomeno! Nel dopo gara, attendiamo la premiazione che arriverà solo intorno alle 18. Tanto non avevamo niente da fare. Vengono premiate tutte e 13 le donne partecipanti e i primi 15 uomini arrivati. In molti non si presentano alla premiazione così rimangono un bel po' di premi da consegnare. Gli organizzatori predispongono una lotteria, estraggono i pettorali a sorte e consegnano i premi. Visto l'orario siamo rimasti in 4 gatti, le probabilità di vincere qualcosa sono altissime. Dopo innumerevoli estrazioni, la maggior parte delle quali a vuoto, e dopo aver visto sfumare ad una ad una tutte le scarpe Salomon rimaste ecco che finalmente viene estratto il numero di Matteo, premio: zaino Salomon. Il numero successivo, magicamente, è il mio: anche per me Zaino Salomon Ski Pro 3. 
Si conclude in gran bellezza questo penultimo trail stagionale. L'ultimo di montagna. Ora si pensa al Morenic che arriverà tra 3 settimane.
E' stata dura, le gambe oggi fanno un bel po' di male ma so che in vista dei 109 km di Ivrea è tutto fieno in cascina.
Di elementi di cui essere soddisfatti c'e n'è veramente a pacchi!
Intanto, visto che magari non avete idea della bellezza di questo trail, eccovi le foto migliori che ho fatto lungo il percorso.




34 commenti:

  1. CHE POSTI MERAVIGLIOSI,BELLISSIME LE FOTO,IL RACCONTO SEMPRE SECONDO ME TROPPO LUNGO,MA E' IL TUO STILE! CHE DIRE,SEI SEMPRE IN FORMA..MA CHI TI FERMA PIU'?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ehehe, Bress, tanti km richiedono tanto inchiostro per essere raccontati.

      Elimina
  2. micidiali i piccoletti coi bastoncini, ti scappano via tra le gambe che nemmeno te ne accorgi! :)) bella storia, uomo.....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto, alla fine però l'ho domato : )

      Elimina
  3. complimenti! conosco benissimo i posti perché li frequento regolarmente. Ma da Canazei ti hanno fatto andare a Campitello?
    se si conosco la durissima salita che porta al sella! ad ogni modo credo sia stata cmq durissima.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se intendi Campitello di Fassa direi di no.
      comunque qui: http://connect.garmin.com/activity/223165753 vedi per bene anche il percorso.

      Elimina
  4. Bel racconto e posti sicuramente che valgono la "sfacchinata". Mi dispiace non esser ancora entrato nel giro..E' solo questione di tempo :-P!. Ps Complimenti per il risulato tecnico

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Andrea, meritava sicuramente ogni secondo di fatica. Per il prossimo anno metti in preventivo questo genere di gare. Non te ne pentirai.

      Elimina
  5. mi sa che ci hai messo di più a scrivere sto post che terminare la fatica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, non esattamente ma quasi. Anche il post è stato impegnativo in effetti.

      Elimina
  6. Che impressione. Onestamente, non credo riuscirei mai a correre una gara del genere. Coplimenti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Con l'allenamento e l'adattamento si può tutto. E poi si parla di portarla a termine, non di vincerla :)

      Elimina
  7. Ciao Giacomo, è stato un piacere e un onore trascorrere queste 2 giornate con te e partecipare a questa stupenda gara, caratterizzata da panorami impareggiabili e con un'organizzazione perfetta. Anche il dopo gara è stato molto divertente: 77 le gambe delle donneeeeee. Eh eh eh ... ciao e grazie ancora, alla prossima!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grande Matteo. Il piacere è stato reciproco.
      48: La costituzione italiana : D

      Elimina
  8. Accidenti. Aria così tersa si trova tre quattro giorni all'anno.
    Che spettacolo!!
    Al Morenic non aspettarti sti paesaggi.Li è tutto più wild, meno scenografico, meno antropizzato.
    Aver un momento di crisi, in una gara di sette ore, è fisiologico.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti Hal, mai viste giornate del genere in montagna. Non c'era una nuvola.
      Per il Morenic ho sicuramente altre aspettative. Bosco e collina più che altro.

      Elimina
  9. Risposte
    1. Bei posti davvero Gianmarco. E pensa che le foto rendono solo in parte. Dal vivo è tutta un'altra cosa.

      Elimina
  10. Conosco bene la zona quindI so perfettamente la bellezza sconfinata in cui hai corso. Beh...che dire?Se scrivo che sei un grande e che come ti ho detto un sacco di volte ormai non ti prendo più risulterebbe ripetitivo quindi mi limito a dirti che senza dubbio hai tante possibilità in futuro per avanzare dal 31° postO a chissà...
    G R A N D E D R U G O ! ! ! !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Pasteo. Io faccio da apripista, tu sai che poi il prossimo anno andiamo a farle tutte assieme queste corse qua : )

      Elimina
  11. Aspettavo il post e me lo sono letto tutto di un fiato...quei sentieri li ho fatti in giorni diversi per vedere le meravigliose Dolomiti...non oso immaginare cosa sia farli tutti insieme in una corsa...direi che sei stato immenso!
    Ciao grande;-)

    RispondiElimina
  12. Kikko è davvero un'esperienza che auguro anche a te di poter fare. La fortuna ha poi voluto che abbiamo trovato una giornata strepitosa e ciò ha consentito di potersi gustare tutto quanto al meglio.
    Uno spettacolo anche solo a ripensarci. : )

    RispondiElimina
  13. Dalla Regia comunichiamo che.....macchè :-) !!!
    Complimenti ancora per la performance!!!

    RispondiElimina
  14. Spettacolo... soprattutto perchè hai fatto delle gran belle foto...
    Fosse stato il vero Charles Manson l'avessi sorpassato in discesa chiedendogli "hai bisogno di una mano?" avrebbe fatto una magia e avrebbe fatto sparire uno dei fastidiosi bastoncini tintinnanti all'interno del tuo corpo....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai visto ? Ho tratto ispirazione da te, ho fatto foto e mi sono goduto il paesaggio.
      Charles Manson e' un tipo vendicativo, la prossima gara mi dovro' guardare le spalle.

      Elimina
  15. complimenti , un paradiso ..............che spettacolo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un paradiso davvero. Troppo bello!

      Elimina
  16. FAVOLOSO!! Il tuo 2012 già così è da incorniciare. E ora comincia il bello...

    Bravo Giacomo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ehehe, e' vero. E' gia' il migliore anno podistico della mia vita anche se si chiudesse qui...aspettiamo l'autunno per vedere che sorprese riservera'

      Elimina
  17. Di questa gara ho sentito parlare solo e sempre bene. Certo che i tuoi racconti delle discese mi fanno venire la pelle d'oca.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le prime due edizioni sono state baciate da un meteo incredibile. Non so se per la terza riusciranno ad avere la stessa fortuna.
      Sulle discese c'è poco altro da dire, a distanza di 4 giorni ancora i muscoli non sono a posto. Forse è anche colpa mia che le ho corse con troppa allegria, comunque erano sicuramente terribili in quanto a pendenza.

      Elimina
  18. Che meraviglia! Continua così. Corri, scrivi e fammi "ritrovare" nella dimensione Natura-Uomo-Animale. Qui la nostra essenza traspira e respira di nuova vita.

    Ciao da Mariano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie del passaggio e del commento. Felice ti sia piaciuto il post. Sul continuare così..direi che ne ho tutte le intenzioni!

      Elimina

Scrivete un po' quel che vi pare, per il momento non modero perchè non c'ho voglia.
Solo una cosa, una firma è sempre gradita.

 
© 2012. Design by Main-Blogger - Blogger Template and Blogging Stuff